Il Tredicesimo Maestro di Saggezza
- Pleroma
- 4 giorni fa
- Tempo di lettura: 8 min

Dopo che Rudolf Steiner aveva scritto più volte a sua moglie nel mese di marzo del suo purtroppo lento processo di guarigione, le sue condizioni peggiorarono drasticamente il 29 marzo e Rudolf Steiner morì lunedì mattina, 30 marzo 1925. Marie Steiner arrivò da Stoccarda poche ore dopo.

La notizia della morte di Rudolf Steiner trovò un'ampia eco nella stampa con tributi alla sua opera. A Dornach arrivano manifestazioni di cordoglio da parte di membri, collaboratori e amici di tutto il mondo. Rudolf Steiner viene esposto ai piedi del rappresentante dell'umanità, mentre la veglia funebre si svolge per tre giorni e tre notti. Il 2 aprile viene eseguita l'autopsia, che rivela, tra le altre cose, infiammazioni croniche e ingrossamenti degli organi nella cavità addominale. Il certificato medico ufficiale rilasciato immediatamente dopo la morte indica come causa del decesso “insufficienza cardiaca e esaurimento dopo una lunga malattia”. La sera del 2 aprile si tiene una cerimonia funebre per gli amici nella falegnameria di Dornach, dove più di 1200 persone vengono a dare l'ultimo saluto alla bara aperta.

La mattina del 3 aprile, la bara viene portata al cimitero di Basilea per la cerimonia funebre, dove è attesa da centinaia di persone in lutto. Friedrich Rittelmeyer celebra la cerimonia di benedizione dei defunti secondo il rituale della Comunità Cristiana, Albert Steffen parla a nome del consiglio della Società Antroposofica. Seguono la cremazione e il trasferimento delle ceneri a Dornach.
Tratto da
1861 - 1925
Rudolf Steiner
Eine Bildbiografie
Rudolf Steiner Verlag

ITA WEGMAN
19 aprile 1925
Solo con un sacro timore mi accingo a parlare di queste cose. Ma il desiderio dei soci, che per sei mesi non hanno né visto, né udito parlare il maestro e la guida che tanto amavano, il loro desiderio di sapere qualcosa su quanto è avvenuto durante questo periodo è tale da indurmi a scriverne. Tutti devono sapere quanto grande e generoso egli era anche durante la malattia.
Noi vivevamo in silenzioso ritiro. All'infuori della signora Steiner che, quando si trovava a Dornach e non era altrove per assolvere importanti compiti, gli faceva visita quotidianamente, solo ai membri della Presidenza135 erano consentite brevi visite. La signora Steiner e gli altri membri della Presidenza erano coloro che lo univano al mondo esterno. Egli gioiva quando li vedeva arrivare, e se essi, a causa dei compiti loro affidati, dovevano trattenersi lontano da lui, come gioiva poi nuovamente quando arrivavano buone notizie. Con che commozione riceveva di volta in volta i telegrammi che la signora Steiner gli inviava da ogni città in cui si erano svolte rappresentazioni di eu-ritmia, telegrammi che informavano dei grandi successi conseguiti da quest'arte. Che intima soddisfazione provava ogni volta per queste belle imprese, per l'accoglienza trionfale riservata alla bellezza che la signora Steiner portava ovunque col suo gruppo di euritmia. Egli non poteva altro che rallegrarsi di ogni successo, lui che era la bellezza, la dignità, la bontà e l'amore in persona.
Con pazienza e dignità ha sopportato la sua malattia. Soffriva indicibilmente nel sentir venir meno a poco a poco le forze fisiche, nel dover richiedere sempre più cure, lui, che era sempre stato auto-nomo, che non aveva mai avuto bisogno d'aiuto. Ma il suo spirito rifulgeva tanto più radiosamente, e questo fulgore è stato per me la più bella esperienza in questo tempo di dolore. Intorno alle cinque di mattina avveniva in lui una trasformazione. La sua voce, che mi svegliava a quell'ora, suonava già diversa, più robusta, serena, con un lieve tono di impazienza, indicante che ci si doveva sbrigare, affinché non andasse perduto questo tempo prezioso. Io mi davo febbrilmente da fare, poiché anch'io sapevo com'era importante questo momento della giornata. Approntavo quindi ogni cosa alla svelta, ed egli, dopo aver bevuta una tazza di tè con un po di succo di limone, si metteva al lavoro. Durante queste ore furono scritti i magnifici saggi che costituivano per noi doni inaspettati.
Scriveva senza sosta fino alle sette o alle otto di mattina, dopo di che non si sentiva stanco, ma era al contrario fresco e riposato. La mattinata proseguiva con letture, disbrigo di alcune faccende necessarie, ricezione delle visite summenzionate. La prima stanchezza sopravveniva dopo il mangiare. Oh, il mangiare! Devo qui toccare un capitolo doloroso.
Un'inappetenza invincibile si era impadronita di lui. Era come se ogni assunzione di cibo facesse l'effetto di un veleno: provava una spiccata repulsione contro gran parte degli alimenti, contro il tipo di preparazione. Quello che oggi era ancora di suo gradimento poteva all'indomani già suscitare ripugnanza, onde noi, che ci prendevamo cura della sua dieta, eravamo in continua preoccupazione sulla giusta scelta da farsi.
In quanto medico di indirizzo antroposofico, potei rendermi conto del caso, e proprio questa consapevolezza accresceva il mio dolore e il mio sgomento. Cercherò di spiegare di che cosa si trattasse. L'intero apparato digerente e metabolico funzionava assai debolmente, poiché il corpo eterico non riusciva più ad afferrare nella giusta maniera i relativi organi 37. Esso era utilizzato per altre funzioni, di natura spirituale, era sacrificato per noi. Gli organi soggiacevano così in misura eccessiva alle forze fisiche che hanno carattere distruttivo, mentre l'lo e il corpo astrale, che dovevano supplire al lavoro del corpo eterico e di fatto gli supplivano, erano occupati nel mondo spirituale al fine di trarre le verità spirituali. L'equilibrio risultava così turbato. Il cibo agiva come un veleno poiché non poteva essere sufficientemente spiritualizzato e trasformato ai fini dell'assimilazione. Era per lui un martirio sopportare questa lotta per trasformare gli alimenti, da condursi ogni giorno di nuovo. Ed era ogni giorno un dolore per chi gli era accanto, vedere come subito dopo l'assunzione del cibo la freschezza scomparisse e subentrasse la stanchezza, che scompariva a sua volta solo nel corso della notte e nelle prime ore del mattino, dopo che la digestione si era compiuta. Ciò nonostante non si doveva interrompere l'assunzione di cibo se si voleva evitare una sottonutrizione, già comunque cronica in seguito alle difficoltà assimilative che già prima della malattia, in certo modo da sempre, esistevano, dovute a un lavoro spirituale, la cui intensità esula dai comuni concetti terreni. Sorsero così le complicazioni, i processi infiammatori, non più controllabili con alcun rimedio.
Noi medici - il dottor Noll, che mi era sempre stato fedelmente accanto, e io - eravamo incerti sul da farsi e speravamo che potenze superiori, il Dottore stesso, intervenissero. Purtroppo il destino aveva disposto diversamente, e seguì irrevocabilmente le sue leggi. Così dovemmo constatare e accettare che quella preziosissima vita, nonostante i nostri sforzi, i nostri sacrifici quotidiani, le nostre preghiere, ci fosse tolta.
Negli ultimi giorni lo colse una lieve tristezza. Mi dava l impressione che avesse da risolvere gravi problemi. Lo splendore dei suoi occhi mi pareva più debole del solito e sopravvenne in me una gran de, inspiegabile preoccupazione. Fisicamente le condizioni non erano peggiori del solito, al contrario erano addirittura migliori, tuttavia la mia inquietudine permase. Una domanda in proposito da me rivoltagli fu da lui elusa con alcune parole benevole e mi fu al tempo stesso assicurato che si sentiva bene.
La domenica mattina si svegliò con dei dolori. Per la prima volta quella mattina non si lavorò. Parlammo a fondo dei dolori, ma non v'era motivo di preoccupazione. I dolori scomparvero nel corso della giornata. Quel giorno egli era straordinariamente silenzioso e paziente, e diede nuove indicazioni per le sue cure. Mi affidò anche, quella mattina stessa, un manoscritto cui il giorno prima aveva apportato le ultime correzioni: era il nostro libro di medicina, al quale avevamo lavorato insieme con tanta dedizione e amore già molto tempo prima della malattia.
Non aveva voluto rinunciare a fare lui stesso personalmente l'ultima revisione, e ora il libro era pronto quale testamento spirituale, l'ultimo lavoro di mano sua. Era contentissimo mentre me lo affidava. "Qualcosa di importante è stato dato con questo libro" , disse in quell’occasione.
Un'intima tristezza mi assale quando penso a come egli intendesse sviluppare la medicina. Voleva svelare l'intera saggezza dei misteri di Mercurio, ciò che ora è potuto avvenire solo inizialmente, mentre era previsto che al volume prossimo a uscire avrebbe dovuto far seguito una serie di altri lavori.
Intorno alle quattro del pomeriggio ripresero i dolori, il mio senso di inquietudine non accennava a diminuire, insistetti a voler mettere al corrente la signora Steiner, che si trovava a Stoccarda. La mia inquietudine non era condivisa da alcuno, e invero da un punto di vista clinico non era affatto motivata, essa non era razionalmente giustificata. Il Dottore stesso non mostrò alcun segno che potesse dar adito a timori, anzi chiese addirittura se il laboratorio accanto alla sua stanza fosse ormai pronto, affinché egli potesse lavorare al modello interno del nuovo Goetheanum. Entrammo così nella notte. Il polso era un po più rapido del solito, e tuttavia forte e regolare. Non riuscivo a decidermi ad andare a riposare, sicché restai alzata lasciando la luce accesa. Con mia grande sorpresa il Dottore lasciò fare, il che non era ancora mai avvenuto, anche se in passato c'erano già stati momenti in cui ero seriamente in ansia per la sua vita. Che cosa significa ciò?
Anche il dottor Noll rimase sveglio nella stanza accanto. Le prime ore della notte trascorsero tranquille, io osservavo ogni singolo respiro e mi raccolsi in preghiera, affinché questa vita preziosa potesse essere risparmiata. Verso le tre di mattina notai un lieve mutamento nella respirazione, che divenne più rapida. Mi avvicinai al letto, lui non dormiva, mi guardò e mi chiese se ero stanca. Mi prevenne con questa domanda, il che mi commosse immensamente. Il polso non era più così forte come prima, ed era inoltre molto più rapido. Chiamai il dottor Noll per consultarci sul da fare. Il Dottore non era stupito di vederlo così, nel pieno della notte, e lo salutò benevolmente. "Non sto affatto male”, disse, "solo non riesco a dormire". Spegnemmo allora la luce. Verso le quattro mi chiamò, poiché erano ritornati i dolori.
"Non appena si farà giorno, riprenderemo i trattamenti che ho indicato", disse. Voleva concederci il riposo, e con questa frase diede ancora una volta la prova di come pensasse sempre agli altri e mai a se stesso. Noi naturalmente non aspettammo il giorno per fare quanto era necessario. Presto però la situazione mutò, il polso peggiorò, la respirazione si fece più rapida. Dovemmo così constatare che questa vita si stava a poco a poco spegnendo, che la nostra guida, il nostro maestro e amico prendeva congedo dalla condizione terrena.
La dipartita fu simile a un miracolo. Egli se ne andò, come se ciò fosse stata cosa ovvia. Mi parve che all'ultimo momento il dado fosse tratto. A quel punto non vi fu più alcuna lotta, alcun tentativo di voler restare sulla terra. Volse ancora per qualche tempo lo sguardo pacato innanzi a sé, mi disse alcune care parole e chiuse consapevolmente gli occhi, congiungendo le mani.
C'era bisogno di lui nel mondo spirituale, ciò risultò chiaro, così come fu chiaro che egli aveva cose importanti da comunicare a quel mondo, cose che lui solo poteva comunicare.
Dobbiamo ormai provvedere a noi stessi. Egli sapeva che ciò era possibile, lo comprese proprio nell'ultimissima fase della sua malattia, e ciò lo riempì di gioia, ma anche di melanconia, poiché gli dispiaceva lasciarci. Oh, egli ci amava tutti grandemente! Dobbiamo ora preparare il tempo in cui gli sarà assegnata nuovamente una missione terrena, e questo tempo giungerà presto. Vogliamo sperare, ed esser forti e cercare di ricevere le sue intenzioni dal mondo spirituale.
Lo sentiamo in mezzo a noi, lui, l'uomo grande e meraviglioso, l'amico di Dio.
MARIE STEINER VON SIEVERS
Dornach, 1925
La sua vita interamente votata al sacrificio per l'umanità è stata ricompensata con un’ostilità indicibile; il suo sentiero di conoscenza è stato trasformato in un sentiero di spine. Egli però lo ha percorso e conquistato per tutta l'umanità. Ha abbattuto le barriere della conoscenza; esse non esistono più. Davanti a noi questo sentiero della conoscenza si stende nella trasparenza cristallina dei pensieri, della quale anche la sua biografia è una testimonianza.
Rudolf Steiner ha sollevato l'intelletto umano allo spirito, lo ha compenetrato e congiunto con l'essenza spirituale del cosmo. Con ciò egli ha compiuto la più grande azione umana. Ci ha insegnato a comprendere la più grande azione divina. Avendo compiuto la più grande azione umana, come non doveva essere odiato con tutta la forza demoniaca di cui l'inferno è capace?
Egli però ha ricambiato 'incomprensione con l’amore.
Opmerkingen